Sindrome da tortuosità delle arterie

Che cos'è e come si manifesta la sindrome da tortuosità delle arterie?

La sindrome da tortuosità delle arterie (ATS) è una malattia del tessuto connettivo recentemente definita che è caratterizzata da tortuosità e allungamento delle arterie medio-grandi, con propensione alla formazione di aneurismi, nonché dalla tendenza alla rottura (dissecazione) e al restringimento (stenosi) delle diramazioni delle arterie polmonari. I difetti cardiovascolari possono causare ipertensione polmonare, ipertrofia del ventricolo destro e insufficienza cardiaca. Il quadro clinico è variabile, anche all'interno della stessa famiglia e dipende dalle arterie interessate. L'esordio di solito avviene durante il periodo neonatale o nella prima infanzia con sintomi respiratori (dispnea, bronchiti ricorrenti) per l'interessamento delle arterie polmonari. Sono caratteristici i dismorfismi facciali, viso allungato, sviluppo anomalo della mandibola (micrognatia), palato ogivale, ugola bifida e naso a becco, cute iperestensibile e in alcuni casi lassa, formazione di ernie (inguinali, diaframmatiche, o iatali), difetti scheletrici (scoliosi, piede piatto, alluce valgo), ipermobilità articolare, cheratocono, ipotonia muscolare. La prevalenza dell’ATS non è nota, ma si tratta di un disordine molto raro, dal momento che ad oggi sono stati descritti circa 80 casi in 34 famiglie senza distinzione di sesso o etnia.

Come si trasmette la sindrome da tortuosità delle arterie?

La sindrome si trasmette come carattere autosomico recessivo: questo significa che per manifestarla occorre ereditare il difetto genetico da ciascuno dei genitori, entrambi portatori sani. È dovuta a mutazioni nel gene SLC2A10, in cui finora sono state descritte 20 mutazioni diverse. Questo gene codifica per il trasportatore facilitato 10 del glucosio (GLUT10), una proteina responsabile del trasporto dell'acido deidroascorbico, la forma ossidata della vitamina C. Il ruolo di GLUT10 nella patogenesi della malattia non è noto, anche se le mutazioni in SLC2A10 influenzano l'importo di acido ascorbico nella cellula e inducono una disorganizzazione della matrice extracellulare dei tessuti connettivi, in particolare della parete dei vasi.

Come avviene la diagnosi della sindrome da tortuosità delle arterie?

La diagnosi è basata sulla valutazione clinico-anamnestica ed è supportata da specifici accertamenti strumentali: ecocardiografia, angiografia, angio-risonanza magnetica o angio-TAC. Gli esami istologici su biopsie operatorie, quando possibili, evidenziano la disorganizzazione e frammentazione delle fibre elastiche della tunica medio della parete arteriosa. L'identificazione di mutazioni nel gene SLC2A10 consente di confermare la diagnosi clinica e di fornire una consulenza genetica e proporre un follow-up mirato. La diagnosi differenziale si pone principalmente con le sindromi di Loeys-Dietz e la sindrome di Ehlers-Danlos di tipo vascolare. La diagnosi prenatale può essere sospettata con l'ecocardiografia fetale e successivamente confermata dall'analisi molecolare prenatale su villi coriali o amniociti. Nelle donne affette da ATS la gravidanza richiede il monitoraggio della madre e del feto, il parto cesareo e un trattamento post-parto multidisciplinare.

Quali sono le possibilità di cura attualmente disponibili per la sindrome da tortuosità delle arterie?

La terapia è preventiva e sintomatica. I pazienti necessitano di follow-up cardiovascolare regolare, da stabilire caso per caso secondo le complicanze; spesso è indispensabile un trattamento chirurgico anche nell’infanzia, in particolare la sostituzione della radice aortica nel caso di aneurisma aortico e la ricostruzione dell'arteria polmonare. La prognosi può essere sfavorevole (con un tasso di mortalità superiore al 12%, di solito prima dei 5 anni). Le principali cause di mortalità sono l'insufficienza respiratoria, l'insufficienza cardiaca e le ischemie d’organo. Ad oggi, data la rarità della malattia e la scasa conoscenza sui meccanismi patogenetici che la determinano, non è ancora stata sviluppata una terapia farmacologica preventiva adeguata, come in altre patologie ereditarie del tessuto connettivo ad interessamento vascolare.

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