Federica e Carlo sono due genitori speciali, molto attivi nel sociale: lui è Coordinatore Provinciale Telethon di Cagliarilei è presidente della Diocesi di Cagliari e da tanti anni volontaria di Azione Cattolica, un’associazione partner che da qualche anno ha scelto di costruire una proficua alleanza con Fondazione Telethon.

Quello tra Federica e Carlo, così come quello tra Telethon e Azione Cattolica, si dimostra quindi un connubio vincente per la ricerca sulle malattie genetiche rare. Andiamo a conoscerli insieme.

Da quanto tempo collaborate con Telethon? Come è nata la vostra sensibilità?

C. Qualche anno fa l’associazione per cui lavoro aderì alla campagna di sensibilizzazione e di raccolta fondi di Telethon: è stato questo il mio primo approccio. Mi sono subito appassionato, e dopo qualche banchetto, nel 2018 l’ufficio volontari mi propose di diventare coordinatore a Cagliari, accettai e avviai il percorso di formazione che in poco tempo mi permise di conoscere gli altri coordinatori e le storie delle famiglie rare: è stato agli incontri di Milano, Roma e Palermo che ho compreso veramente il senso di appartenere alla grande squadra di NOI volontari Telethon. Successivamente ho coinvolto anche mia moglie Federica, che naturalmente già mi aiutava e mi sosteneva.

F. Sì, inizialmente sono stata “dietro le quinte”, anche perché dovevo curare i nostri due figli, Gabriele e Mattia. Quando Azione Cattolica nel 2019 ha siglato il protocollo d’intesa e sancito il proprio impegno al fianco della Fondazione Telethon, da volontaria AC l’ho letto come un segnale che stavamo andando nella direzione giusta! Poi sono diventata Presidente della Diocesi di Cagliari, e questa posizione mi ha permesso di dare un contributo maggiore alla causa di Telethon.

Se doveste descrivervi come volontari in 3 aggettivi, quali sarebbero?

C. Determinati, perché ci vuole un po’ di testardaggine nell’affrontare le difficoltà. Socievoli, perché la relazione e l’incontro con gli altri sono fondamentali.

F. Aggiungo solari. È fondamentale avere un approccio positivo perché predispone le persone ad aiutare il prossimo.

Federica, come mamma come ti descriveresti?

Fortunata, perché avere due bambini “sani” è una grazia che mi fa apprezzare ancora di più la forza delle mamme rare che combattono per i propri figli; empatica perché cerco sempre di mettermi nei panni dei miei figli; infine giocosa, perché il rigore dell’educazione va bene ma bisogna anche sapersi divertire.

La nostra campagna di primavera si chiama “Io per Lei”. Chi è “lei”, per voi? Nel vostro cuore, per chi fate i volontari?

C. Per me “Lei” è la famiglia; è vero che le mamme sono in prima linea però lo estenderei a tutta la famiglia che affronta la malattia genetica rara.

F. La parola famiglia mi fa pensare a una solidarietà a 360 gradi. Tutti insieme si può arrivare a trovare una soluzione duratura nel tempo.

Cosa provate quando pensate a una mamma rara?

C. Queste mamme sono davvero speciali, hanno un coraggio e determinazione fuori dal normale. Ho sentito storie di mamme che dopo aver perso un figlio hanno voluto riprovare ad essere madri e oggi, grazie alla ricerca, il loro bambino nato con la stessa patologia riesce a sopravvivere e a vivere una vita normale. Sono persone speciali che non si arrendono.

F. Provo grande ammirazione perché ci vuole una forza enorme per affrontare il quotidiano. Noi volontari pensiamo alle malattie rare per tre volte all’anno, ma loro sono costrette a pensarci ogni giorno.

Che attività svolgerete nella campagna di primavera? Come vi organizzerete e promuoverete l’evento?

C. In questo momento purtroppo in Sardegna siamo in zona rossa, ci stiamo organizzando soprattutto per la distribuzione privata, non solo ai nostri volontari ma anche ai cittadini che ne fanno richiesta, ad amici, parenti e conoscenti. Utilizzeremo molto i social, Whatsapp, il passaparola.

F. Ci appoggeremo a una rete di commercianti che già in passato ci ha dedicato uno spazio all’interno dei loro negozi e botteghe. Come Azione Cattolica abbiamo mandato una comunicazione alle varie associazioni parrocchiali, che si sono rese disponibili alla distruzione privata dei cuori.

Come riuscite a coniugare impegni familiari, lavorativi con il volontariato?

F. Quello che funziona è il tandem, io e Carlo siamo intercambiabili. Se siamo entrambi impegnati, la nonna si immola alla causa (ride). Gabriele, il figlio più grande, è incuriosito da quello che facciamo e ne parla anche a scuola, dimostrando una particolare sensibilità per alcuni compagni di classe che hanno qualche difficoltà. Questo ci fa capire che il messaggio di Telethon è adatto anche ai più piccoli.

Qual è l’ingrediente segreto per attrarre le persone e convincerle a donare alla causa di Telethon?

F. Il sorriso. Essere sorridenti è importantissimo e non importa se si indossa la mascherina: si può sempre sorridere con gli occhi!

Vi viene in mente un aneddoto divertente?

F. Il primo ordine dei Cuori è arrivato quando stavo aspettando il secondo figlio, al settimo mese. Il corriere è arrivato mentre non c’era Carlo, e ha dovuto scaricare i pacchi in strada. Una montagna di pacchi!

C. Pensavo di aver ordinato 60 scatole di Cuori, invece erano 60 scatoloni!

F. Per fortuna una signora del palazzo mi ha aiutata a portarli all’ingresso, altrimenti non ce l’avrei fatta.

C. Io sono tornato a casa e ho visto questa montagna enorme… comunque siamo riusciti a darle via tutte!

Emozioni prima, durante e dopo la piazza?

C. Sicuramente prima c’è la paura di dover fare il reso. Ma non è mai successo, anzi ogni anno si cerca di fare sempre di più. Dopo la piazza provo un senso di ringraziamento per tutti i volontari che rispondono sempre presente all’appello di Telethon.

F. Dopo c’è anche il sollievo di non avere la casa piena di scatoloni! Al di là delle battute, c’è grande felicità per aver fatto qualcosa di importante per persone meno fortunate di noi.

Cosa direste ad altre persone per convincerle a diventare volontari?

Il vostro “fare” qualcosa nel presente dona un futuro ad altre persone, bambini e famiglie. Basta veramente poco.

Carlo

F. Se non sei indifferente, puoi fare la differenza. Dopo un anno come quello che abbiamo appena vissuto, tutti dovremmo impegnarci per aiutare il prossimo!

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