Leucodistrofia metacromatica

Ad oggi Fondazione Telethon ha finanziato 21 progetti di ricerca sulla leucodistrofia metacromatica che hanno coinvolto 12 diversi gruppi di ricerca, per un finanziamento totale di 28,3 milioni di euro

Le malattie genetiche rare in pillole: guarda il video sulla leucodistrofia metacromatica

Cos'è e come si manifesta la leucodistrofia metacromatica? 

La leucodistrofia metacromatica è una malattia neurodegenerativa progressiva appartenente al gruppo delle malattie lisosomiali e causata dal deficit di un enzima deputato al metabolismo di una categoria di sostanze chiamate sulfatidi. La malattia è caratterizzata dall’accumulo di sulfatidi in alcuni tessuti dell’organismo e in particolare nella guaina mielinica, una struttura che avvolge le cellule nervose. A seconda dell’età di insorgenza e della gravità dei sintomi si distinguono quattro principali forme cliniche: tardo-infantile (insorgenza tra i 6 mesi e i 2 anni); giovanile precoce (insorgenza tra i 4 e i 6 anni); giovanile tardiva (insorgenza tra i 6 e i 12 anni); adulta (insorgenza dopo i 12 anni). Tutte le forme comportano un progressivo deterioramento delle funzioni motorie e neurocognitive, con diversa gravità a seconda dell’età di insorgenza. Le forme infantili e giovanili sono le più gravi: i bambini perdono la capacità di parlare, ma comunicano ancora con lo sguardo, la risata e il pianto. Nella fase terminale anche questa capacità viene persa e i piccoli pazienti riescono a malapena a muovere gli occhi e fanno fatica a deglutire. Nell’arco di qualche anno dalla diagnosi il decorso della malattia ha un esito infausto.

Come si trasmette la leucodistrofia metacromatica? 

La malattia di solito è dovuta a mutazioni del gene codificante per l’enzima lisosomiale arilsulfatasi A (ARSA). Si trasmette con modalità autosomica recessiva: i genitori sono portatori sani delle mutazioni e hanno il 25% di probabilità di trasmettere la malattia a ciascuno dei figli. In alcuni pazienti il deficit non riguarda l’arisulfatasi A ma un’altra proteina coinvolta nel metabolismo dei sulfatidi (SAP-B). 

Come avviene la diagnosi della leucodistrofia metacromatica? 

La diagnosi viene effettuata sulla base dell’osservazione clinica e di esami strumentali e di laboratorio, tra cui il dosaggio dell’attività enzimatica dell’ARSA e dei sulfatidi non metabolizzati nelle urine, la misurazione della velocità di conduzione nervosa, l’analisi genetica con ricerca delle mutazioni del gene ARSA. Le tecniche di neurovisualizzazione (tomografia e risonanza magnetica) evidenziano anomalie nella sostanza bianca del cervello. Nelle gravidanze a rischio può essere effettuata la diagnosi prenatale tramite villocentesi o amniocentesi. Nelle famiglie a rischio, il dosaggio dell’attività ARSA può essere utile per l’identificazione dei portatori sani. 

Quali sono le possibilità di cura attualmente disponibili per la leucodistrofia metacromatica? 

Al momento non esiste una terapia risolutiva. In alcuni casi selezionati viene proposto il trapianto di midollo osseo o di cellule staminali da cordone ombelicale, che può stabilizzare le funzioni neurocognitive. Sono in corso di sviluppo vari approcci sperimentali fra cui quello sviluppato all’Istituto San Raffaele-Telethon di Milano (SR-Tiget). Il protocollo terapeutico prevede il prelievo delle cellule staminali dal midollo osseo dei pazienti, la loro correzione in laboratorio tramite l’introduzione del vettore contenente il gene terapeutico e infine la reintroduzione nell’organismo. Lo studio ad oggi ha coinvolto in totale 24 pazienti. I primi risultati sono stati annunciati su Science nel luglio 2013 e successivamente su Lancet nel luglio 2016 sui primi nove pazienti trattati e sono molto positivi. In otto pazienti, la maggior parte dei quali sono stati trattati in fase pre-sintomatica di malattia, è stato riscontrato un evidente beneficio dimostrato dalla prevenzione dell’insorgenza della malattia oppure dall’arresto della sua progressione cambiando la storia clinica di questa grave malattia. Per i bambini che al momento del trattamento invece presentavano già qualche segno iniziale della malattia l’evoluzione è più variabile e sarà necessario più tempo per capire se la terapia genica è in grado di bloccare l’evoluzione inesorabile di questa malattia. Il risultato è particolarmente eclatante nel caso dei bambini trattati con largo anticipo rispetto all’esordio atteso  della malattia. Essi  hanno sviluppato valide capacità motorie e cognitive, pur avendo ormai superato l’età a cui i loro fratelli maggiori presentavano già una malattia conclamata. Per questo diventa indispensabile sviluppare il prima possibile uno screening neonatale in grado di riconoscere i bambini malati fin dai primi mesi di vita.

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Consulta anche la scheda di Orphanet sulla leucodistrofia metacromatica

Ultimo aggiornamento dicembre 2016

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