Glicogenosi di tipo 2 (malattia di Pompe)

Ad oggi Fondazione Telethon ha finanziato 7 progetti di ricerca sulla glicogenosi di tipo 2 che hanno coinvolto 20 diversi gruppi di ricerca, per un finanziamento totale di 1,4 milioni di euro

Cos'è e come si manifesta la glicogenosi di tipo 2?

Chiamata anche malattia di Pompe, la glicogenosi di tipo 2 appartiene a un gruppo di malattie ereditarie caratterizzate dall’accumulo di glicogeno all’interno delle cellule o di alcuni organuli. In particolare, in questa malattia l’accumulo è a livello dei lisosomi, gli organuli intracellulari in cui avviene la degradazione di vari tipi di molecole. Alla base c’è il deficit di un enzima, chiamato acido alfaglucosidasi e deputato allo smaltimento del glicogeno nei lisosomi stessi. Le manifestazioni della malattia sono variabili, a seconda dell’età di insorgenza. Le forme infantili sono le più gravi: caratterizzate da cardiomiopatia e grave debolezza muscolare, possono portare alla morte nel primo anno di vita. Le forme più tardive sono in genere più lievi, ma sono comunque caratterizzate da un indebolimento muscolare progressivo che può portare col tempo all’incapacità di camminare e all’insufficienza respiratoria.

Come si trasmette la glicogenosi di tipo 2?

La glicogenosi di tipo 2 è dovuta a mutazioni nel gene GAA e si trasmette con modalità autosomica recessiva: questo significa che i genitori sono portatori sani della mutazione (e spesso non sanno di averla),  A ogni gravidanza avranno un rischio del 25% di generare figli affetti, il 50% di probabilità di avere figli portatori sani e il 25% di avere figli sani non portatori.

Come avviene la diagnosi della glicogenosi di tipo 2?

L’osservazione clinica porta a un sospetto diagnostico che può essere confermato dal dosaggio dell'enzima coinvolto in fibroblasti coltivati, in linfociti o in un campione di biopsia muscolare. È inoltre possibile effettuare l'analisi genetica (anche prenatale) con ricerca della mutazioni nel gene GAA. Attualmente questa malattia non rientra tra quelle oggetto dello screening neonatale esteso, se non in alcune Regioni (come per esempio la Toscana e il Veneto) dove è in corso una sperimentazione pilota: tuttavia le evidenze scientifiche emerse finora indicano come una diagnosi - e quindi una presa in carico - precoce possa contribuire a migliorare la qualità di vita di questi pazienti, per cui sarebbe auspicabile che in futuro anche la malattia di Pompe rientrasse tra quelle oggetto di screening alla nascita.  

Quali sono le possibilità di cura attualmente disponibili per la glicogenosi di tipo 2?

Dal 2006 è disponibile una terapia enzimatica sostitutiva, con iniezione periodica dell’enzima prodotto per via ricombinante (una volta ogni due settimane, per diverse ore). Questa terapia è molto efficace nelle forme infantili, mentre in alcune forme tardive può portare alla sola stabilizzazione della malattia e non a un efficace miglioramento. Inoltre, la somministrazione sistemica attraverso il sangue non permette di raggiungere efficacemente tutti gli organi colpiti. Per questo sono in fase di studio anche terapie alternative, come per esempio la terapia genica, o complementari, come l'impiego di farmaci chaperon in grado di migliorare gli effetti dalla terapia enzimatica sostitutiva.   

Le associazioni amiche di Telethon:
Associazione Italiana Glicogenosi

orphanet
Consulta anche la scheda di Orphanet sulla glicogenosi di tipo 2

Aggiornato il 6 marzo 2018

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