Strimvelis, l'esperienza Telethon

Strimvelis rappresenta un ottimo esempio di collaborazione tra ricerca non profit e ricerca profit, che ci auspichiamo venga preso a modello.

Negli ultimi 15 anni l’Italia ha avuto un ruolo di primo piano nel settore delle terapie avanzate. Sono italiane infatti Holoclar, la prima terapia a base di cellule staminali approvata e registrata nel 2015 per la rigenerazione della cornea a seguito di gravi ustioni, e Strimvelis, la prima terapia genica ex-vivo a base di cellule staminali ematopoietiche destinata a pazienti affetti da una grave immunodeficienza di origine genetica, il deficit di adenosina deaminasi (ADA-SCID), che ha ricevuto il parere positivo dell’EMA nell’aprile del 2016. Proprio Strimvelis è un ottimo esempio di prodotto nato grazie a un modello di alleanza strategica tra ricerca non profit e profit che auspicheremmo non soltanto venisse preso come esempio per il futuro, ma che fosse anche reso più facile e sostenibile.
La storia di questo farmaco va fatta risalire all’inizio degli anni Novanta con la creazione da parte di Telethon, un’organizzazione non profit italiana nata per volontà di un gruppo di pazienti, e di Ospedale San Raffaele di Milano, il principale istituto italiano di ricerca e cura a carattere scientifico, dell’ Istituto San Raffaele-Telethon per la terapia genica (SR-TIGET). SR-TIGET è nato fin da subito con l’idea di riunire sotto lo stesso tetto tutte le competenze e le risorse umane e tecnologiche necessarie per trasferire efficacemente i risultati della ricerca di base nella pratica clinica. I fattori abilitanti il successo dello sviluppo della terapia Strimvelis sono stati:

  • un finanziamento erogato secondo un metodo rigoroso e in linea con le migliori prassi internazionali, ma anche continuativo nel tempo, tale quindi da consentire una programmazione della ricerca per un arco temporale significativo (3-5 anni); questo ha assicurato un vantaggio competitivo anche nei confronti di un tipo di ricerca che anche in paesi come gli Stati Uniti è sottoposta alla pressione di produrre “risultati o evidenze” in tempi brevi (massimo 2 o 3 anni)
  • l’accesso a strutture e competenze cliniche e di ricerca di eccellenza attraverso l'Istituto San Raffaele Telethon di MIlano
  • un team di professionisti dedicati allo sviluppo della ricerca di base fino alla clinica, in grado di monitorare puntualmente l’andamento dei programmi finanziati, di definire strategie di protezione della proprietà industriale, di indentificare i partner farmaceutici e biotech dotati delle necessarie competenze per lo sviluppo, di negoziare e gestire le alleanze industriali e di definire e pianificare le strategie regolatorie opportune per arrivare alla registrazione della terapia sul mercato garantendo ai pazienti l’accesso alla terapia.
  • Gli elementi chiave per il successo sono legati alla efficace sinergia tra ricerca di base, piattaforma tecnologica, studi sulla patogenesi della malattia, ricerca pre-clinica e ricerca clinica partendo dagli studi di storia naturale fino agli studi clinici interventistici.

Sulla base della ricerca condotta a SR-TIGET è stato avviato, nel 2000, il primo studio pilota di terapia genica su due pazienti affetti da ADA-SCID, seguito nel 2002 da uno studio di fase 1-2 che ha coinvolto negli anni successivi 12 pazienti. Dopo che nel 2005 la terapia ha ottenuto la designazione di farmaco orfano dall’EMA, la Fondazione Telethon si è trovata di fronte a un bivio: come sviluppare e rendere concretamente disponibile una terapia genica per una malattia estremamente rara rivelatasi efficace ma evidentemente ancora ferma alla fase sperimentale? Come portarla sul mercato con le risorse di un’organizzazione non profit? Alla luce di questo scenario, nel 2007 Telethon, prima struttura non profit a farlo, ha richiesto per la prima volta una Protocol Assistance all’EMA, seguita da un follow-up l’anno successivo. Il supporto tecnico-scientifico e regolatorio da parte dell’agenzia è stato fondamentale per la Fondazione non soltanto per confermare la robustezza dei dati a disposizione, ma anche di stimolo per rivolgersi a una grande azienda farmaceutica e stipulare un’alleanza strategica che consentisse di raggiungere l’obiettivo.
L’accordo siglato da Fondazione Telethon e Ospedale San Raffaele con GlaxoSmithKline ha consentito di ottenere le risorse economiche, le competenze tecniche e le infrastrutture necessarie per completare lo sviluppo ed ottimizzare la produzione di un prodotto farmaceutico di livello industriale e non più sperimentale. Nel 2015 è stata depositata la richiesta di immissione in commercio e, a distanza di meno di un anno, il Comitato per i farmaci umani dell’EMA (CHMP) ha espresso parere positivo. Se la Commissione europea, la cui decisione è attesa entro 67 giorni dal parere dell’EMA, si esprimerà positivamente, Strimvelis sarà la prima terapia genica ex-vivo registrata e autorizzata al mondo e permetterà di offrire un’opzione terapeutica efficace e a lungo termine a pazienti affetti da una grave e rarissima malattia genetica. Se Strimvelis rappresenta certamente un caso di successo, che ha dimostrato una possibile sinergia tra ricerca non profit e mondo farmaceutico anche in un settore di nicchia come quello delle malattie genetiche rare, mette in luce una serie di aspetti da migliorare. Se la ricerca non profit conferma il suo potenziale traslazionale (non a caso il 17% dei prodotti farmaceutici registrati deriva dalla ricerca accademica (Lincker H., ziogas C., Carr M., Porta N., Eichler H.G. Regulatory watch: Where do new medicines originates from in the EU? Nature Drug Discovery. 2014; 13 (2): 92-93), dall’altra parte emerge la necessità di rendere più sostenibile e fattibile il processo. Per esempio è importante inin modo da replicare e facilitare esperienze come quella di Strimvelis. EMA può giocare un ruolo consulenziale di primo piano in questo, ma occorre rivedere costi e accessibilità ai servizi EMAda parte dell’accademia e delle charity, per esempio:

  • equiparando le fee applicate a accademie e strutture non profit a quelle richieste alle piccole e medie imprese
  • consentendo l’accesso alla certificazione dei dati ad oggi concessa solo alle piccole e medie imprese
  • semplificando la procedura di presentazione dei Paediatric Investigational Plan (PIP), consentendo la submission soltanto attraverso Eudralink.
  • applicando sistemi di detassazione delle spese degli studi clinici sostenuti per lo sviluppo di terapie delle malattie rare, come consentito negli Stati Uniti nell’ambito dell’Orphan Drug Act

È auspicabile che EMA mantenga la struttura e il formato dei dossier regolatori il più semplice possibile a partire dal Pediatrc Investigational Plan la cui sottomissione via Web Client non è gestibile da accademie e enti non profit e che potrebbe invece essere semplificata all’utilizzo di Eudralink, come già fatto per ODD o per richieste di Scientific Advice o di Protocol Assistance.

Se fin dall’inizio la ricerca accademica sarà condotta secondo standard “qualitativi elevati”, il processo di sviluppo sarà senza dubbio più veloce e sostenibile e il contributo della ricerca non profit allo sviluppo farmaceutico potrà crescere significativamente.
EMA può svolgere un importante ruolo di supporto e formazione in questo processo fornendo per esempio webinars gratuiti (accessibili a tutti) su temi diversi, richiesti dal processo di approvazione per l’accesso al mercato di nuove terapie ( per es. come vengono generati, raccolti e archiviati i dati durante lo sviluppo di una terapia, come validare i metodi analitici ecc.)

Strimvelis, la prima terapia genica per i pazienti affetti da ADA-SCID, è un ottimo esempio di prodotto nato grazie a un modello di alleanza strategica tra ricerca non profit e profit.