Insonnia fatale familiare

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Che cos’è e come si manifesta l’insonnia fatale familiare?

L’insonnia fatale familiare (FFI) è una malattia degenerativa del cervello appartenente al gruppo delle encefalopatie spongiformi. Si tratta di una malattia molto rara, di cui si contano circa 200 casi in tutto il mondo (5 famiglie in Italia). A causa di un difetto genetico, questi pazienti presentano alterazioni strutturali di particolari proteine, chiamate prioniche, che quindi non sono funzionanti. L’accumulo di queste proteine, resistenti alla degradazione, porta alla degenerazione selettiva del talamo, una complessa struttura nervosa posta al centro del cervello che tra le altre cose regola l’orologio biologico, ovvero l’alternanza di sonno e veglia. Si manifesta inizialmente con insonnia, poi con tremiti, problemi di coordinazione motoria, confusione, lieve rialzo della pressione e della frequenza cardiaca, disturbi comportamentali e decadimento cognitivo, fino alla morte. L’età di esordio varia dai 35 ai 60 anni e il decorso della malattia varia da alcuni mesi a 2-3 anni. 

Come si trasmette l’insonnia fatale familiare?

L’insonnia fatale familiare (FFI) si trasmette da una generazione all’altra con modalità autosomica dominante: un genitore con la mutazione ha il 50% di probabilità di trasmettere il gene mutato a ciascuno dei propri figli. La mutazione genetica riguarda il gene PRNP situato sul cromosoma numero 20, che codifica per la proteina PrP. Quest’ultima ha funzioni poco note, il che rende difficile la comprensione delle basi molecolari della malattia. Mutazioni diverse dello stesso gene sono alla base delle forme familiari della malattia di Creutzfeldt-Jakob e della sindrome di Gerstmann-Sträussler-Scheinker.

Come avviene la diagnosi dell’insonnia fatale familiare?

In pazienti che presentano un quadro clinico sospetto è possibile effettuare una polisonnografia, un esame funzionale che permette di registrare contemporaneamente l’attività elettroencefalografica, muscolare, cardiaca e respiratoria durante il sonno. Con la tecnica Pet (tomografia ad emissione di positroni) è possibile generare delle bioimmagini in grado di evidenziare un’alterazione dell’attività nelle specifiche aree cerebrali colpite, come il talamo. Il sospetto clinico viene confermato poi dall’analisi genetica.

Quali sono le possibilità di cura attualmente disponibili per l’insonnia fatale familiare?

Ad oggi non esiste un trattamento in grado di agire sui meccanismi patologici alla base della malattia. Trattamenti farmacologici possono aiutare a ridurre i sintomi. Tuttavia, sono in fase di sperimentazione clinica alcune sostanze che potrebbero essere d'aiuto nel rallentare il decorso della malattia: per esempio l’antibiotico doxiciclina è in grado, in vitro, di legarsi alla proteina prionica anomala, favorendone la degradazione enzimatica.