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Malattia

Che cos'è e come si manifesta?

Come si trasmette?

Come avviene la diagnosi?

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Malattia

Mucopolisaccaridosi tipo 1

Che cos'è e come si manifesta?

La mucopolisaccaridosi di tipo 1 è una rara malattia caratterizzata dall'accumulo nei lisosomi (organuli cellulari deputati alla degradazione di varie molecole) di due sostanze appartenenti al gruppo dei glicosaminoglicani: il dermatansolfato e l'eparansolfato. Ne esistono tre varianti di gravità differente: la sindrome di Hurler (più grave), la sindrome di Scheie (più lieve) e la sindrome di Hurler-Scheie (intermedia). Nella forma grave, che esordisce in genere a 6-8 mesi, i sintomi principali sono le deformità scheletriche e il ritardo psicomotorio. Altri segni clinici sono opacità della cornea, ingrossamento degli organi, problemi cardiaci, bassa statura, ernie. La morte può avvenire prima dell'adolescenza per complicazioni cardiovascolari e respiratorie. Nei pazienti affetti dalla forma lieve, che si manifesta di solito in età adulta, i sintomi caratteristici possono comprendere modeste alterazioni scheletriche, rigidità articolare, opacità corneale, anomalie valvolari dell'aorta, paresi spastica causata da compressione del midollo spinale cervicale; non ci sono segni di deficit cognitivo. L'aspettativa di vita è normale o leggermente ridotta. I pazienti affetti dalla forma intermedia hanno intelligenza normale o quasi normale, ma presentano handicap fisici di grado variabile.

Come si trasmette?

La malattia è causata da mutazioni del gene IDUA, codificante per l'alfa-L-iduronidasi, enzima coinvolto nella degradazione dei glicosaminoglicani. La trasmissione avviene con modalità autosomica recessiva: i genitori sono portatori sani della mutazione, mentre ciascun figlio della coppia ha il 25% di probabilità di essere malato.

Come avviene la diagnosi?

La prima diagnosi si basa sul riscontro di un aumento dei livelli di eparansolfato e dermatansolfato nelle urine ed è confermata dalla misurazione dell'attività dell'enzima alfa-L-iduronidasi nel sangue o in alcune cellule del paziente (in particolare cellule del sangue o della pelle). È inoltre disponibile l'analisi genetica, con ricerca di mutazioni nel gene IDUA. Nelle gravidanze da coppie in cui sia stato già identificato il difetto genetico nei genitori è possibile effettuare la diagnosi prenatale mediante villocentesi o amniocentesi.

Quali sono le possibilità di cura attualmente disponibili?

Non esiste al momento una cura risolutiva. Si cerca tuttavia di intervenire sui sintomi mediante un'adeguata presa in carico multidisciplinare del paziente. Da alcuni anni è disponibile la terapia enzimatica sostitutiva, che si basa sull'infusione settimanale dell'enzima carente e può migliorare la funzionalità polmonare e la mobilità articolare; non è però efficace sui disturbi neurologici.

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25/6/09: Al Tigem di Napoli, scoperto il sistema che regola lo smaltimento dei rifiuti delle cellule

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