COSIMA T. BALDARI

COSIMA T. BALDARI

Nata nel 1953 a Roma, Cosima Baldari si è laureata in Scienze biologiche presso l'Università di Roma La Sapienza.

Dopo un post-doc in Germania, presso il Laboratorio europeo di biologia molecolare di Heidelberg, è rientrata in Italia. Attualmente Cosima Baldari coordina un gruppo di ricerca presso il dipartimento di Scienze della vita dell'Università di Siena e studia i difetti del sistema immunitario che sono alla base di una rara malattia genetica, l'immunodeficienza comune variabile.

«È bello sentirsi parte di un gruppo di ricerca, con cui condividere non solo le soddisfazioni, ma i tanti piccoli e grandi problemi giornalieri. Spesso gli esperimenti non funzionano, e ci vuole tempo e pazienza per capire il perché e trovare soluzioni adeguate. Tutto procede meglio quando si mettono insieme risorse intellettuali e competenze sperimentali. E dalla piccola comunità del gruppo di ricerca si passa, a livello più ampio, alla comunità scientifica internazionale. Questo è uno dei punti chiave che ho imparato durante molti anni di impegno nella ricerca scientifica: le grandi scoperte nella stragrande maggioranza dei casi sono il risultato di un lavoro di squadra, dove ognuno porta il proprio contributo che, per quanto piccolo, sarà uno dei pezzi essenziali che completare il puzzle. E quindi dalla motivazione iniziale, quella di un’attività intellettualmente stimolante, si passa ad una motivazione con una valenza più elevata, quella dell’utilità del proprio lavoro e quella dell’appartenenza ad una comunità».

«È bello sentirsi parte di un gruppo di ricerca, con cui condividere non solo le soddisfazioni, ma i tanti piccoli e grandi problemi giornalieri. Spesso gli esperimenti non funzionano, e ci vuole tempo e pazienza per capire il perché e trovare soluzioni adeguate. Tutto procede meglio quando si mettono insieme risorse intellettuali e competenze sperimentali. E dalla piccola comunità del gruppo di ricerca si passa, a livello più ampio, alla comunità scientifica internazionale. Questo è uno dei punti chiave che ho imparato durante molti anni di impegno nella ricerca scientifica: le grandi scoperte nella stragrande maggioranza dei casi sono il risultato di un lavoro di squadra, dove ognuno porta il proprio contributo che, per quanto piccolo, sarà uno dei pezzi essenziali che completare il puzzle. E quindi dalla motivazione iniziale, quella di un’attività intellettualmente stimolante, si passa ad una motivazione con una valenza più elevata, quella dell’utilità del proprio lavoro e quella dell’appartenenza ad una comunità».

CATERINA BENDOTTI Ricercatore

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