Matteo e Anna crescono apparentemente come tutti sino all’età di nove anni, quando iniziano a manifestare problemi di equilibrio motorio e nell’apprendimento scolastico. Quelli che potrebbero sembrare problemi legati allo sviluppo hanno però una matrice genetica, sentore di una malattia destinata a peggiorare.
Per mamma Cinzia e papà Giampaolo la sentenza arriva come una doccia fredda: lui sprofonda nello sconforto, mentre Cinzia è forte, cerca di reagire e non si perde d’animo, nonostante il decorso a cui entrambi i figli andavano incontro.
Matteo oggi appare come un bambino con la fisionomia di un adulto: non cammina più, parla a stento, ascolta musica per ore, beve dal biberon, cerca continuamente l’amore della mamma. Anna cammina con difficoltà, spesso è costretta ad andare in carrozzina, ha continui spasmi nervosi. Si rende conto dei limiti causati dalla sua malattia ed ha paura della solitudine.