Percorsi paralleli

Percorsi paralleli

Spiega Paolo Frediani, donatore regolare di Fondazione Telethon: «Ho voluto scrivere questa storia, di pura fantasia, pensando a quanto cammino ognuno di noi fa giornalmente su percorsi paralleli, senza alcuna consapevolezza delle altrui strade, senza contatti».

Scrivono per noi

di Paolo Frediani, donatore regolare di Fondazione Telethon

Ho voluto scrivere questa storia, di pura fantasia, pensando a quanto cammino ognuno di noi fa giornalmente su percorsi paralleli, senza alcuna consapevolezza delle altrui strade, senza contatti. Ognuno con le proprie inquietudini, gioie, preoccupazioni che se confrontante con quelle dell’altro diventano prive di significati. Ma questa è la vita. Quando però ce ne accorgiamo allora possiamo aiutare, condividere, partecipare. Ed allora ci rendiamo conto che dietro l’angolo, magari non visibile, un pò nascosto, il punto di contatto tra i due percorsi c’è, esiste. Per chiunque.

PERCORSI E CONTATTI

La notte è stata insonne per Sergio. La discussione con il capo ha lasciato strascichi ed amarezza; è stanco, preoccupato e decide di lasciare il letto molto presto per allontanare quella inquietudine ed occupare con altro la mente.

Insonne anche gran parte della notte del piccolo Matteo; nel suo letto in ospedale lotta con una malattia dal nome impronunciabile; accanto a lui mamma Giovanna, dalla forza inesauribile, lo attraversa con lo sguardo pieno di amore accarezzandolo sulla piccola mano per riaccompagnarlo nel sonno perduto.

Dopo un caffè preso in troppa fretta Sergio è già in auto, maledice uno scooter che gli taglia la strada. Fermo nel traffico la sua mente affonda nei pensieri.

Gli occhi del piccolo Matteo si sono chiusi da poco quando le mani di Luisa, una delle infermiere che si prendono amorevolmente cura di lui, gli accarezzano il braccio: è il momento del prelievo giornaliero.

Sergio in ufficio seduto alla sua scrivania cerca di concentrarsi tra e-mail e telefonate; un chiarimento con il capo è necessario prima di ogni altra cosa; poi la relazione da preparare per l’importante convention della società è il secondo obiettivo del programma di giornata; da non mancare, ad ogni costo.

L’obiettivo della giornata di Matteo, di mamma Giovanna e di papà Luigi è un breve viaggio a un dipartimento speciale dell’ospedale. Li porterà a conoscere Michele ed il suo team che controlleranno alcuni importanti valori nel corpo del piccolo paziente trasmettendo risultati che Giovanna, Luigi e tutti gli altri si aspettano. Nonostante la terribile malattia il piccolo reagisce bene al protocollo sperimentale di cura.

Sergio è più sereno; il chiarimento auspicato è arrivato e può tornare a lavorare a pieno ritmo alla relazione che dovrà presentare alla convention internazionale della prossima settimana. Un lavoro fondamentale per la sua carriera che lo metterà dinnanzi ai manager ed ai clienti più importanti. Una tazza di caffè sottolinea la riflessione su quella tappa essenziale per la sua vita professionale.

La tappa essenziale per Michele e per tutti gli altri ricercatori dell’ospedale è lunga una vita: quella che hanno dedicato alla cura delle malattie rare, come quella del piccolo Matteo. Con coraggio, forza ed una dedizione non comune.

Sergio dopo il pomeriggio trascorso in ufficio occupato a definire la relazione, torna finalmente a casa; è sereno, affaticato dalla lunga giornata, ma soddisfatto; la ripercorre velocemente nei pensieri mentre entra nel viale e sale le scale.

La casa che vorrebbe ritrovare Matteo con la sua famiglia e che un poco rivede attraverso i filmati che papà Luigi gli ha portato sul tablet. I cani Teo e Willy che scodinzolano e la tartaruga Ulisse che si muove con fatica tra l’erba, fanno riassaporare quella voglia rendendo ancora più angusta la stanza di ospedale.

La tavola riunisce la famiglia di Sergio. Tra la moglie Giulia ed i piccoli Simone e Francesca scorrono le parole della loro giornata. I bimbi, incalzati dalle domande di mamma e papà raccontano le loro storie fantastiche e strampalate con la fretta tipica di coloro che vogliono correre in cameretta a vedere i cartoni e giocare con le loro amate cose.

Le cose di Matteo sono tutte in una scatola rossa che mamma Giovanna ha portato da casa e che dopo cena rovescia sul tavolinetto per far osservare e toccare al proprio piccolo; le mani incerte si muovono lentamente alla ricerca del giocattolo e dell’eroe preferito.

È il momento del relax per Sergio e il divano sembra più accogliente del solito; forse sentito più meritato. Le dita scorrono velocemente sul telecomando; saltano rapidamente immagini, rumori, annunci, voci, musica e volti. Fino a quello di una mamma che con la voce rotta dalla commozione racconta la storia di straordinario coraggio del suo bimbo affetto da una malattia dal nome impronunciabile. Incredibilmente tutto si ferma, solo la voce di quella mamma e gli occhi sorridenti di quel piccolo eroe. La richiesta di aiuto non cade invano. Non può. Sergio cerca il cellulare e alla fine della telefonata sprofonda nel divano tra angoscia ed appagamento con il sorriso di chi ha fatto una cosa giusta.

Il sorriso infinito dischiude i volti di mamma Giovanna e papa Luigi all’annuncio di Michele che gli esami sul loro figlioletto sono stati confortanti. Gli occhi protettivi di mamma e di papà si fanno lucidi al pensiero che l’oscurità che nel frattempo ha riempito la grande finestra possa lasciare spazio alla luce della speranza. Si abbracciano seduti accanto al letto del loro piccolo tesoro.

Quella notte, ancora giovane, si fa più dolce per Sergio e per il piccolo Matteo. Sono vicini, senza saperlo sono vicini.

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