Grazie Telethon: la ricerca è speranza

Il racconto di Nadia, donna di 34 anni che, dopo un lungo calvario durato 17 anni, è riuscita a conoscere la patologia di cui è affetta: Parkinsonismo ad esordio giovanile

Storie

Mi chiamo Nadia e ho 34 anni. A 17 anni ero sportiva, facevo sci, atletica, tennis. Dopo una gara accusai dolore al ginocchio sinistro. Mi operarono e durante l’anestesia epidurale incominciai a tremare.

Successivamente mi vennero i primi crampi al piede destro, la stanchezza sempre presente, rigidità degli arti.

Era dura reggere gli sguardi di compassione, facevano più male del dolore fisico.

Infiniti medici, infiniti “non so”, infiniti “lei somatizza”. Per dieci anni questa è stata la mia vita.

Nonostante tutto mi sono laureata in Fisica, ho cercato di sopravvivere grazie all’amore dei miei genitori e dei veri amici. Dopo 10 anni, un medico del San Luigi di Orbassano (TO) mi diede un farmaco per il Parkinson. Nacqui la seconda volta.

A 27 anni iniziai a vivere, tutto era strano perché potevo fare tutto. È stato stupendo dire “ce la sto facendo da sola”.

A 28 anni ho conseguito il Master in Meteorologia. A 32 anni divento Dottore di Ricerca. Il mio farmaco mi fa vivere dignitosamente ed umilmente, guido, lavoro, studio ... insomma VIVO. Ma c’è un “ma”: a volte i farmaci provocano effetti collaterali che creano non pochi problemi: dipendenze, voglia di trasgressione. Effetti che un paziente ignora, ma chiedo ai medici di informare sempre i pazienti sui pregi e sui difetti di un farmaco.

Un anno fa vengo ricoverata al Carlo Besta di Milano e dopo 17 anni so come si chiama la mia malattia: Parkinsonismo ad esordio giovanile e distonia dopa-responsiva.

Grazie Telethon: la ricerca è speranza.

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