PLUS: quando il lavoro è utile e sociale

PLUS: quando il lavoro è utile e sociale

Il progetto, ideato da UILDM, vuole favorire l’inserimento lavorativo, sociale e territoriale delle persone con disabilità fisiche e sensoriali

Storie

Sono 4 milioni 360 mila le persone con disabilità presenti in Italia. Un dato che, se legato a quello dell’impiego lavorativo di queste persone - circa il 18% - mostra un Paese ancora molto indietro nella pratica dell’inclusione lavorativa e di chi ha una disabilità.

È per questo che UILDM - Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare - tra le Associazioni Amiche di Fondazione Telethon, ha deciso di creare, con il finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il progetto PLUS per migliorare la qualità della vita di coloro che hanno disabilità fisiche e sensoriali, causate o meno da malattie genetiche rare come le distrofie, che comportano un progressivo impoverimento del tessuto muscolare. Per loro il lavoro, infatti, ha un valore aggiunto perché prima di essere uno strumento di indipendenza economica, è innanzitutto, così come lo studio, una motivazione per uscire di casa.

Lavorare permette a chi ha una disabilità di vivere la propria vita in maniera autonoma e indipendente. La persona con disabilità sul posto di lavoro ha la possibilità di portare avanti le proprie personali scelte, uscendo da quella che è la routine del bisogno, e manifestando finalmente la propria identità. Un’occasione unica per realizzare sé stessi e per prendere consapevolezza delle proprie capacità e qualità, mostrandole ad un mondo esterno, che troppe volte si sofferma solo su quello che queste persone non possono fare. Accanto a UILDM i partner Movimento Difesa del Cittadino, Associazione Atlantis 27 e Anas Puglia – Associazione Nazionale di Azione Sociale.

Iniziato a giugno 2018, il progetto PLUS ha raccolto 174 adesioni. Una commissione ha analizzato le domande di tutti i candidati e alla fine ha selezionato le 80 persone - tra i 18 e i 40 anni - destinatarie del bando. Le sedi di attuazione del progetto si trovano in 16 regioni italiane (Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige e Veneto) e 16 città.

La prima fase del progetto, conclusasi recentemente, ha visto gli aspiranti lavoratori partecipare, ciascuno nella sede di attuazione di riferimento, a 40 ore di formazione. I professionisti del settore, scelti per prepararli, hanno fornito loro nozioni sulla sociologia della comunicazione, sicurezza aziendale, sull’organizzazione del lavoro e sulle tecniche di ricerca di questo. Tutti argomenti indispensabili per favorire un adeguato inserimento lavorativo. In queste settimane un team di psicologi ha analizzato i questionari di autovalutazione di ciascun partecipante per poter capire, attraverso l’analisi delle risposte e i titoli, dichiarati nel cv, dove inserire ognuno per la seconda fase del progetto, ovvero le 30 ore di tirocinio in aziende, cooperative o enti pubblici, che hanno aderito all’iniziativa di inclusione. Al termine del tirocinio seguirà un periodo di inserimento lavorativo.

Accanto all’attività di inserimento lavorativo aziendale, gli organizzatori creeranno uno sportello di accoglienza, affidandolo proprio alle persone con disabilità, così che possano aiutare, ma soprattutto capire in prima persona le difficoltà e le richieste degli utenti.

Per poter continuare ad aiutare le persone con disabilità a trovare un lavoro e rendere l’ambiente e il mercato del lavoro sempre più inclusivo, aperto e accessibile non bastano corsi di formazione e stage, ma anche un costante sostegno agli aspiranti lavoratori.

 

Per rendere sempre più salda ed efficace la rete delle Associazioni amiche abbiamo scelto di condividere i progetti di successo, realizzati dalle organizzazioni vicine alla Fondazione, sui nostri spazi web. Vogliamo mettere a fattor comune idee e processi vincenti, da cui trarre ispirazione e nuovo entusiasmo. Fondazione Telethon dà visibilità ai progetti delle singole Associazioni, nati con l'obiettivo di migliorare la qualità di vita dei pazienti con una malattia genetica rara. Vogliamo così stimolare il confronto e la possibilità per tutti di entrare in contatto con le Associazioni o richiedere approfondimenti in merito alle iniziative raccontate. Se anche la tua associazione vuole raccontarci un progetto scrivici a [email protected]

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