P&G: pionieri della responsabilità sociale

P&G: pionieri della responsabilità sociale

Intervista a Riccardo Calvi, Responsabile della Comunicazione di Procter & Gamble Italia

Interviste

La ricerca di Fondazione Telethon può andare avanti anche grazie all’impegno di tante aziende che sostengono la raccolta fondi. Tra queste Procter & Gamble Italia, a fianco della Fondazione da diversi anni. Abbiamo sentito Riccardo Calvi, Responsabile della Comunicazione.

Come nasce la vostra collaborazione con Fondazione Telethon?

«Il rapporto nasce tanti anni fa grazie a due tipi di progetti: progetti che coinvolgono partner commerciali e progetti che coinvolgono i nostri dipendenti, come il mercatino di Natale. Un mercatino tanto semplice quanto efficace dove la P&G, insieme a Fater S.p.A., che è la nostra joint venture paritetica con il Gruppo Angelini, e anche a Fameccanica, mettono a disposizione dei dipendenti prodotti che possono essere acquistati a prezzi vantaggiosi. Tutto il ricavato da questi mercatini va in beneficenza e, in questo caso, è andato a Telethon».

Ma qual è il significato di “responsabilità sociale” per una multinazionale coma la vostra, quando arriva in un determinato territorio?

«P&G ha una storia di responsabilità sociale che nasce nel 1987, quindi più di 30 anni fa, con “Dash missione bontà”, progetto bellissimo che ha portato in Italia le iniziative di responsabilità sociale, quelle che collegano un marchio commerciale ad una causa sociale. E le aziende possono fare tantissimo per migliorare la vita delle persone. E lo possono fare in tanti modi: coinvolgendo i propri partner commerciali in iniziative di solidarietà, coinvolgendo i consumatori che acquistano i prodotti che l’azienda vende, donando qualcosa loro stesse, e anche attraverso i propri dipendenti».

Quest’anno come siete stati presenti con Telethon?

«In due modi: con un’iniziativa commerciale molto bella, che ha coinvolto i marchi AZ e Oral B, e che si chiama “Fai girare il sorriso” nella quale abbiamo chiesto alle persone di farsi una foto sorridendo e a testa in giù, e poi di postarla sui social con #faigirareilsorriso: per ogni foto inviata questi due marchi donavano un euro a Telethon per la ricerca. E poi con il mercatino di Natale, con il quale è il quarto anno che sosteniamo Telethon, e quest’anno abbiamo proseguito l’impegno dell’anno scorso sostenendo il progetto “malattie senza diagnosi” che ha come obiettivo quello di dare un nome alle patologie genetiche rare che ancora un nome non hanno».

Cosa significa per una multinazionale come P&G il momento della maratona?

«Certamente il momento della maratona è molto emozionante. È la fine di un percorso, di un anno di vicinanza alla Fondazione. È un momento in cui si ha la possibilità di incontrare tante persone che fruiscono “dei servizi” che la ricerca Telethon offre loro. È un momento umanamente davvero molto importante e bello da vivere. È un arricchimento per lo spirito di tutti noi che abbiamo la fortuna di partecipare. Ed è un modo per dire grazie alle tante persone, sia di P&G sia di Fater sia di Fameccanica, che ogni anno, con grandissima passione organizzano e partecipano al mercatino di Natale».

Ma i dipendenti di P&G sono sempre così disponibili per le vostre iniziative charity?

«Sì, assolutamente! È una festa per tutti noi. Ogni anno si aspetta il mercatino di Natale, si decide insieme a chi donare, ed è vissuto, promosso e organizzato dai dipendenti. Siamo tutti noi che vendiamo. E viene fatto nelle nostre sedi, dove vengono allestiti i tavoli con i prodotti in vendita. Facciamo tutti questo con enorme soddisfazione. Viviamo questo momento con grande trasporto e partecipazione».

Mentre lei mi parla la sento molto coinvolto: quanto paga in termini umani la responsabilità sociale per le persone che fanno un’azienda?

«Paga enormemente. Non c’è cosa migliore di mettere a disposizione il proprio lavoro per aiutare le persone. Il mio obiettivo personale è sempre stato quello di mettere a disposizione quello che so fare, il mio lavoro. E per la “mia” azienda, quella per la quale lavoro, è anche aiutare chi ha bisogno».

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