Carla Aiassa: «Sul territorio siamo partiti dalla testimonianza, che vale più di mille parole»

Carla Aiassa: «Sul territorio siamo partiti dalla testimonianza, che vale più di mille parole»

Spiega il coordinatore della Fondazione Telethon per la provincia di Torino: «Consapevolezza e fiducia le due parole che guidano il mio gruppo di volontari»

Eventi e territorio

I volontari del freddo. A Natale a Torino si possono anche battere i denti per le temperature rigide, ma non la fiacca se si tratta di darsi da fare per la maratona Telethon. «Ci chiamano così perché siamo per strada nonostante tutto» ci racconta Carla Aiassa, coordinatrice per il territorio del capoluogo piemontese. Carla insegna musica nelle scuole medie, è regista di due compagnie teatrali, ha un marito e due figlie - una di 26 anni e una di 21 - entrambe con il pallino per la medicina. Carla porta su di sé la ragione stessa per cui Fondazione Telethon impegna tutte le sue energie scientifiche: «Soffro di una malattia genetica rara - racconta - un elemento che non mi hai mai impedito di tirare dritta verso l’obiettivo di mettere insieme quante più risorse per sostenere la Fondazione, semmai ha elevato al quadrato la mia motivazione».

Tutto è iniziato 23 anni fa, quando Carla ha incontrato Renato Dutto, divenuto poi coordinatore per la provincia di Asti. «All’epoca, a Torino, il tasso di sensibilità verso le cause umanitarie in generale era piuttosto bassa. Siamo partiti dalla base, dalla testimonianza, che vale più di mille parole».

Per Carla si diventa buoni volontari se si tocca con mano quanta abnegazione e quanta responsabilità impiegano i ricercatori nella loro attività quotidiana. Sono sette anni, da quando ha assunto il ruolo di coordinatrice, che Carla accompagna nei laboratori sia i potenziali volontari sia i suoi studenti: «La consapevolezza rispetto a certi argomenti - sottolinea Carla - va alimentata con l’esempio. Oggi posso affermare che la sessantina di volontari che hanno contribuito a tradurre in realtà le 48 iniziative organizzate in occasione dell’ultima campagna di Natale sono persone che non si risparmiano, abili ma soprattutto convinte e convincenti». Anche i suoi studenti sono fonte di nuove idee: «Con loro non è difficile trovare nuovi spunti e pensare a manifestazioni da proporre ai donatori». Come, ad esempio, la gara di triathlon che il coordinamento di Torino sta organizzando per il prossimo settembre, o anche gli innumerevoli spettacoli teatrali dedicati alla Fondazione.

C’è un altro ingrediente che, secondo Carla, non può assolutamente mancare nell’attività di coordinamento per Telethon: la fiducia. «Io presenzio ad ogni iniziativa, ci metto la mente, la responsabilità e la faccia, le persone hanno iniziato a conoscermi e sono diventata una specie di sigillo di garanzia». Una missione, quella di Carla, che ha dato i propri frutti anche in famiglia. «Le mie figlie, quando erano piccole, si preoccupavano del mio stato di salute e del mio benessere e per farmi capire che loro mi sarebbero sempre state vicine dicevano che mi avrebbero “dottorato” loro. Oggi entrambe si incamminano verso una vera carriera medica».

Non serve molto per capire quanta forza Carla infonde in ognuna delle molteplici attività che conduce e quanta ne trasmette a chiunque venga in contatto con lei: «Alla fine di ogni maratona sono esausta e mi dico che è arrivato il momento di smettere. Ma poi mi basta un mese, più o meno, per raccogliere le forze e ricominciare con più volontà di prima».

 

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